Armando è un uomo apparentemente impermeabile alle emozioni, sembra quasi che poco o niente lo possa scalfire, anche se con l’avanzare dell’età qualche lacrima si è affacciata anche sul suo viso, in maniera fugace e riprecussioni emotive sconvolgenti per noi figlie.
La vita della numero 1, una vita come tante altre, non bella ma certamente non brutta, con mancanze apparentemente insormontabili per lei, come la lontananza dal mare, eppure superate con metodi non sempre ortodossi ma in qualche modo efficaci: la rimozione sistematica e irrimediabile dei ricordi e degli istanti di pura felicità passati con la sua famiglia in viaggio o a Taranto, figura tra quelli.
Una vita però che soprattutto nell’ultimo decennio aveva trovato un suo equilibrio, una sua bellezza, un suo significato nel suo ruolo di zia di due meravigliose bambine, figlie di sua sorella, e di un certo numero di altri piccoli cuccioli di uomo dei suoi adorati vicini di casa. La sua speciale, unica, meravigliosa famiglia allargata le strappava sempre un sorriso leggero e stralunato donandole spesso un espressione un po’ beota e distante.

Un osservatore cinico lo definirebbe di certo un surrogato di famiglia, di quella famiglia che non aveva potuto costruire, un imbroglio, un’illusione, ma per lei era una incredibile finestra sulla vita, una boccata d’aria fresca ogni volta che uno di quei ragazzini o la piccola farfallina l’abbracciava felice di vederla e ansiosa di giocare un po’ con lei, la sua zia acquisita.
E’ inconcepibile come le decisioni o l’essere di qualcun altro possano portarci lontani da noi e da chi volevamo essere; eppure capita, più spesso di quanto si creda e ad un certo punto ti ritrovi davanti ad uno specchio e non ti vedi, non sai chi diavolo sei diventata, che razza di malocchio hai fatto alla tua anima perché ingrigisse tanto e tanto velocemente senza che te ne rendessi conto, perché in tutto quel frastuono vuoto ti sbrindellassi come un capo di biancheria incastrato nel cestello di una vecchia lavatrice, durante una centrifuga troppo intensa.
Ad ogni modo è capitato anche a me ma la cosa ancor più assurda è capitato che la mia via di ricostruzione fosse se possibile ancora più lontana dal mare e dall’idea di città ideale che avevo in testa quando ero approdata nella ridente Siena.
Chissà se Armando la troverebbe interessante questa città, così tanto lontana da ogni costa Francese, così come invece aveva trovato entusiasmante, dopo una prima titubanza, Barcellona.



Ci sono alcune assonanze senza dubbio, dall’ordine all’efficienza dei mezzi pubblici per citarne un paio ma qui le abitudini ancora risentono di una certa tendenza letargica tipica dei luoghi “freddi”: i negozi chiudono presto e la domenica tutto c’est fermé, come dicono qui. Non c’è quel livello di vita parallelo a quella quotidiana che da linfa a chi dorme poco o lavora fino a tardi o nel fine settimana. Ci sono dei timidi segnali di cambiamento e in questo anche qui a Dijon il covid, complice anche il riscaldamento globale, ha contribuito al risveglio emotivo della gran parte della popolazione.
Ad ogni modo la sostanza è che la n. 1 è a Dijon per il momento e in balia di una tempestosa confluenza di sentimenti ed emozioni in costante subbuglio.