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Armando è il più piccolo dei suoi sette fratelli diventati adulti, ‘u piccinn’ come lo chiamava mia nonna quando ormai aveva già più di quarant’anni; è un padre, di tre meravigliose combattive e fiere ragazze del sud; è un nonno, di due nipotine dispettose e di altre due nipotine indirette, le bimbe delle mie cugine che per noi sono altre due sorelle.Armando è piccoletto, agile, secco sempre abbronzato dal sole di Taranto che gli scurisce l’incarnato già olivastro; è iperattivo facilmente annoiabile, , intelligente in maniera istintiva, dorme con estrema facilità ormai (da giovane non era così) e nonostante la sua curiosità innata per ogni genere di innovazione, non sperimenta mai cibi nuovi con cui fatica ad entrare in contatto con fiducia, un giorno vi racconterò anche per colpa di chi.Armando è generoso oltre ogni ragionevolezza ma anche menefreghista quando meno te l’aspetti, testardo fino all’inverosimile e un po’ confusionario nella gestione delle cose di tutti i giorni, una macchina da guerra a lavoro un “cialtrone” reale nella parte della vita che richiede manualità, non è di certo un bricolage-man. In questo ultimo campo è un vero disastro: seppure dotato di una creatività sorprendente ed esilarante nel produrre strani ammennicoli e sovrastrutture preparatorie al lavoro finale, essi stessi nella loro informe precarietà perfetti disastri annunciati, è il mago dei lavori mai finiti eppure avviati con immenso slancio oppure portati a termine e con fatica commentabili con complimenti e soddisfazione da parte della sua famiglia.Armando è mio padre, perennemente distratto eppure efficiente come pochi, caparbio e a tratti testardo proprio come me e come me innamorato del viaggio, dell’idea della scoperta sempre possibile anche a pochi passi da casa propria, del tempo che passa e che non va sprecato in attese e tentennamenti: l’azione prima di qualunque altra cosa perché l’azione è vita e l’una presuppone l’altra.