Giornata strana, mi ricorda un Capodanno di circa 8 anni fa, si dico circa perché ormai la mia capacità di ricordare eventi ma ancor più di collegarli a date precise si sta progressivamente deteriorando.
Non so bene come mai ne esattamente quando sia cominciato questo processo progressivo di caduta libera della memoria ma è in atto e sto cercando di non focalizzarmi sul risultato ma su come sopravvivere alla perdita di storia di me.
E’ un 2 giugno apparentemente qualunque ma in realtà non lo è affatto. Una parte della mia famiglia è al mare come anche i due miei più cari amici, mentre i miei vicini adorabili e a metà strada fra una famiglia e degli amici sono in montagna a fare prima una lunga passeggiata rinvigorente e poi un delizioso bagno caldo nelle meravigliose pittoresche vasche calcaree bianche di Bagni San Filippo.
Ho detto no ad ognuno di loro, ieri sera non ero sicura del perché sapevo solo di essere stanca, di dover finire dei lavori, di dover sistemare qualcosa in casa per non essere sommersa dal caos. In realtà avevo paura, paura di non stare bene non con loro ma fisicamente. Questo cambiamento che mi sta coinvolgendo da diversi mesi, così inaspettato ma inevitabile come una bomba ad orologeria innescata, mi sfianca e a tratti mi coglie di sorpresa e mi lascia al tappeto priva di sensi. Non ho mai vissuto la mia vita nella paura ma questa compagna inattesa è costantemente alle mie spalle e non riesco a guardarla spavaldamente negli occhi come un tempo, men che meno a sfidarla.
La domanda però è come penso di continuare a vivere barricata in casa, solo per paura, ogni volta che capita un’occasione di stare fuori al vento, tra la gente, nella natura, in un treno in viaggio verso esperienze esaltanti. La risposta come potrete immaginare è non ne ho la più pallida idea. So che il mal di testa mi aggredisce alle spalle, la pressione scende vertiginosamente, sudo e perdo l’orientamento, le forze, il filo logico di ogni più semplice pensiero ma non so come superare tutto questo.
In attesa di una risposta aspetto e recupero le forze che sento di non avere più come prima pur non essendo malata o depressa come un tempo. Parlo come se avessi ottant’anni e se Armando o uno dei suoi fratelli mi sentisse so che riderebbe a crepapelle di me che ho trent’anni meno di loro e pur sempre i loro geni nel sangue. Ma la verità è che davvero c’è un cambiamento radicale nel mio corpo a cui ero completamente impreparata che sta prendendo il controllo delle mie giornate in maniera prepotente e ineluttabile.
Mi ripeto sempre che se avessi delle risorse economiche diverse certamente potrei affrontare tutto meglio anche solo per il fatto di poter fare e seguire chi sono senza temere di non poter sopravvivere alle spese di ogni giorno. So che è molto vero, come sicuramente lo sarebbe per chiunque a metà della sua vita ma non so se dopo questi anni di lavoro avrei diritto a tanta fortuna, se così si può definire.
Ad ogni modo proprio perché da qualche parte bisogna pur cominciare ad invertire un trend o a cercare una nuova via oggi ricomincio da lì, da chi ero, da dove mi sono persa mentre la magia di un Sud America sconosciuto invadeva la testa seguendo fiumi di parole scritte, mi faceva sentire profumi, suoni e sapori sconosciuti ma incredibilmente reali, mi trasportava in famiglie esagerate, malinconiche, svogliate, colorate, affaticate ma vive. Ricomincio dai loro cent’anni di solitudine che sento così miei anche se ne ho vissuti poco meno di cinquanta.
Forse bisognerebbe chiedere ad Armandino se nei suoi viaggi rientra anche il Sud America!!! La Riccia non disdegna!!
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Effettivamente mancano Australia e Sud America tra i continenti fatti!
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