A volte mi fermo in questa corsa continua di tutti contro il tempo e ascolto. Ascolto questo rumore assordante del niente, ascolto un pensiero che cerca di tagliare questa cortina di fumo della vita, ascolto forse me attraverso queste inferriate sottili di ricordi smarriti e ti cerco ma non posso vederti nitidamente, solo un frammento di immagine, solo un fotogramma di consapevolezza e poi nulla, ancora una volta il niente.
E allora cambio prospettiva, inverto le azioni ripetute le sovverto, le rivolto, le mescolo e seguo una scia nuova solo per pochi istanti ma ci provo, a volte ripercorrere una strada apre scorci mai notati prima, racconta sorprese inaspettate, rassicura i battiti e appiana il respiro dello sguardo.
Così eccomi qui stasera in un tramonto finito e qualsiasi di Monterronia Lane, con le luci della via che si accendono e si spengono ancora incerte che sia l’ora di cominciare il proprio turno e un vento fresco e silenzioso.
Ho il mio computer, la rombante voce della vicina al telefono alle spalle, un miagolio noto al di là del muro, profumo di pandorea e gelsomino, la morbida sedia a dondolo sospesa bianca a blu in perfetto stile marinaresco per non dimenticare mai la genesi dell’anima.
Il suono della corda che stride piano contro la trave di legno accompagna il ticchettio dei tasti, Oscar il gatto si affaccia con quel mantello grigio lucido e perfetto dal quale spiccano due occhi gialli grossi e dolci, indolenti e giovani. Miagola vuole di farsi notare, cerca di saltarmi addosso e a dispetto della mia allergia lo accarezzo ma subito lo scanso un po’. Non demordere si accoccola sui piedi scalzi e quel tepore mi rasserena, il battito di quel suo cuore felino mi fa compagnia, potrei dormire ma ancora non voglio.
Il fotogramma è ancora quasi li dietro alla retina ma già scolora come questo cielo serale lontano dal mare e da Armando.